Dal chicco alla tazzina: il mondo del caffè tra innovazione e sostenibilità

Dal chicco alla tazzina: il mondo del caffè tra innovazione e sostenibilità

In un contesto nel quale la difficoltà di una filiera, come quella dell’agroalimentare, deve fare i conti con ciò che la pandemia ha provocato, il segmento del caffè sta dimostrando che è possibile superare anche questo momento complesso. Sostenibilità e innovazione sono le parole chiave che secondo Host, il salone dell’ospitalità professionale più importante a livello mondiale, esprimono al meglio la nuova evoluzione dell’espresso italiano. E i dati raccolti proprio da Host anticipano un quadro molto interessante sulla bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua, in vista della prossima edizione della manifestazione che in sinergia con TUTTOFOOD presenterà una panoramica completa e approfondita sul mondo del caffè. Dalla materia prima e all’impegno sociale nei territori delle coltivazioni, fino alla tecnologia di ultima generazione applicata alle macchine di estrazione.

I numeri del caffè

Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale del Caffè (OIC) riportati dall’ICE ed elaborati da Host, le esportazioni di caffè a livello globale sono aumentate del 6,5% solo nei primi due mesi della stagione 2020/21 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I Paesi esportatori hanno spedito 20,2 milioni di sacchi da 60 kg, considerando i volumi combinati in ottobre e novembre, rispetto ai 18,9 milioni di sacchi nella stessa fase dell’anno precedente, ha affermato l’OIC. Il fattore principale alla base di questo aumento secondo l’Organizzazione Internazionale del Caffè si deve all’incremento delle esportazioni dal Brasile, che ha registrato un raccolto record nel 2020. Le spedizioni di cereali brasiliani sono infatti aumentate del 23% nel periodo, fino a 8,3 milioni di sacchi. Le esportazioni della “Colombian Milds”, dalla Colombia, sono diminuite del 4,5% nei primi due mesi della stagione 2020/21, mentre le spedizioni di altri Arabica soft sono diminuite del 5%. Le esportazioni di caffè robusta sono diminuite dell’1% nel periodo.

In Italia si punta sugli under 40

In questo contesto, nel 2020, il comparto italiano del caffè ha creato un giro d’affari di export pari a 1.3 milioni di euro rispetto agli 1.4 milioni di euro del 2019, secondo i dati dell’Istat, con un numero di addetti pari a 10.187 unità, secondo le analisi di Unioncamere-Infocamere, che evidenziano anche come fra le 930 imprese del settore nel 2020, quelle guidate dagli under 40 rappresentano il 6,5% e superano nettamente la media nazionale delle aziende manifatturiere giovanili (5,4%). Una bella iniezione di fiducia, questa, che fa guardare al futuro con maggiore sicurezza e speranza, anche a fronte della recente candidatura del caffè espresso italiano al titolo di Patrimonio

Immateriale dell’Umanità Unesco. Una proposta che ha riscontrato anche il parere unanime del Mipaaf – Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, e che rende questo innegabile piacere della vita ancor di più un simbolo essenziale dell’unione fra antiche e nuove generazioni. Una fusione capace di sottolineare il valore che questa bevanda, e prima ancora questo cereale, ha sia per il nostro territorio, sia per il retaggio culturale e imprenditoriale di un Paese e di una filiera che, nonostante la crisi economica, continuano a dimostrare di poter guardare avanti a testa alta, legandosi profondamente alle proprie radici e puntando sull’innovazione dei giovani.

Le sfide per gli operatori del settore

Il caffè espresso rappresenta per molti, italiani e non, un vero e proprio rituale. A confermarlo è l’indagine svolta dall’Istituto Espresso Italiano (IEI) in questo particolare momento in cui si stanno confermando le aperture dei pubblici esercizi e che rivela come il bar sia il luogo preferito, scelto dal 72% del target di riferimento, per consumare il caffè. Quali sfide dovranno dunque affrontare gli operatori del settore per soddisfare il consumatore che ha sempre dimostrato il desiderio di tornare a bere una tazzina di caffè al bancone? A raccontare quale sarà il mondo horeca post Covid visto da Host, in particolare per il segmento bar, ci ha pensato la Host Sales Italia Senior Specialist di HostMilano. Secondo i dati e i trend elaborati emergono nuove soluzioni “green” per andare incontro alle esigenze di consumatori sempre più attenti e consapevoli che richiedono un prodotto sostenibile, a partire dalla materia prima che non solo deve essere di qualità, ma anche certificata secondo i criteri di sostegno sociale nei territori in cui si coltivano le piantagioni, fino al packaging riciclabile. In particolare poi, le macchine italiane per preparare l’espresso al bar sono considerate propulsori di una importante ricerca ecologica e sono state tra le prime attrezzature del settore equipment a innovarsi con sistemi tecnologicamente avanzati per il risparmio di acqua e di energia: non è un caso che il 75% di macchine italiane sia esportato all’estero, per affidabilità e performances nel processo di estrazione. La sfida dunque sarà questa: offrire una tazzina di caffè espresso sempre più rispettosa dell’ambiente e del lavoro umano. Oggi l’intera filiera del caffè si sta innovando: ci sono attrezzature e impianti in grado di selezionare e scartare ogni chicco di caffè non idoneo a quella miscela e la tecnologia assume dunque un ruolo centrale. L’espresso italiano si è evoluto, si sta evolvendo e si evolverà nei prossimi mesi cercando di rispondere alle mutate esigenze attuali, valorizzando anche altri mondi della ristorazione: il “coffee shop” si è ibridato con altre forme di consumo come la pasticceria, la panetteria, diverse forme di ristoro, confermando come il caffè sia un punto fondamentale nell’ambito del settore hospitality. E proprio a Host si potranno scoprire usi inconsueti del caffè, entrato a piano titolo nelle cucine di grandi chef oltre che nella pasticceria.

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